Fin da piccolo, quando andavo ancora alle scuole elementari, per me il mese di febbraio ha sempre rappresentato il Carnevale. Era l’occasione di indossare un costume, di mettere una maschera, di partecipare alle feste con gli amici ma soprattutto di andare alle giostre con i nonni. 

Ho sempre e solo sentito parlare dello Storico Carnevale di Ivrea, così questa volta sono salito in macchina e ci sono andato. Grazie a Matteo, un amico eporediese, ho scoperto che questo è uno dei pochi con radici che affondano nel Medio Evo, un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano dando vita ad una grande festa. 

Qui ogni anno si svolge la spettacolare Battaglia delle Arance che testimonia la ribellione popolare alla tirannia.

La leggenda vuole che tutto ebbe inizio con la rivolta allo jus primae noctis di Violetta, la figlia di un mugnaio e novella sposa di Toniotto la quale, trascinata nel cosiddetto “Castellazzo”, non volle sottostare ai voleri del tiranno Ranieri di Biandrate. Così, dopo essere riuscita a farlo ubriacare, lo decapitò dando in questo modo inizio alla sollevazione popolare e all’abbattimento dello stesso maniero del tiranno, contro il quale gli eporediesi nel 1194 insorsero veramente distruggendo il castello di San Maurizio, chiamato proprio il “Castellazzo”.

Protagonista di questo Carnevale è quindi la bella mugnaia, simbolo della libertà, ma anche il Generale e lo Stato Maggiore napoleonico che hanno il compito di vigilare sul corretto svolgimento dell’intera manifestazione.

Il Carnevale di Ivrea, che si caratterizza per un complesso cerimoniale che attinge a diverse epoche storiche, ha nel momento della battaglia delle arance il suo momento più suggestivo. Gli scontri si svolgono nel pomeriggio degli ultimi tre giorni del Carnevale nelle principali piazze della città e coinvolgono sia equipaggi sui carri (le armate del tiranno), sia squadre di aranceri (il popolo ribelle).

Le origini di questa tradizione sono incerte, ma sembrano verosimilmente risalire al XIX secolo, quando iniziarono a venire praticate delle scherzose schermaglie tra le carrozze che percorrevano le vie principali della città e la gente sui balconi. Questo iniziò ad accadere forse in risposta alla ridicola elemosina di fagioli che avanzavano dalle grasse fagiolate dei ricchi durante il Medioevo

Inizialmente infatti, si usava tirare soltanto fagioli dai balconi e la conformazione topografica del centro storico si prestava (e si presta ancora oggi) molto bene a questo tipo di “comunicazione” tra case e vie sottostanti.

Solo verso gli anni Trenta del Novecento iniziarono a comparire le arance e a partire dal secondo dopoguerra lo Storico Carnevale di Ivrea iniziò a seguire le regole attuali, diventando una manifestazione italiana con rilevanza internazionale.

Tra le particolarità di questa festa c’è anche il Berretto Frigio che è una delle icone di questo Carnevale e che sembra fu importato dall’esercito francese in piena epoca napoleonica. Questo cappello rosso a forma di calza, che viene utilizzato in segno di partecipazione da tutti i cittadini e dai visitatori a partire dal Giovedì Grasso su ordinanza del Generale, non ha una valenza solo storico-folkloristica ma anche “strategica”: chi ne è sprovvisto infatti può essere fatto bersaglio dagli Aranceri.

A proposito dell’utilizzo di un così grande quantitativo di arance, informandomi ho scoperto che vengono utilizzate solo quelle italiane non adatte all’uso alimentare. Per tutte le sere del Carnevale, la città di Ivrea si è inoltre organizzata con l’Azienda di Igiene Ambientale del posto per la raccolta di quanto resta a terra, con il fine trasformare tutto in compost per l’agricoltura.

Chiunque abbia voglia di partecipare alla battaglia delle arance, non come semplice turista ma da vero protagonista, può iscriversi contattando una delle squadre che occupano una zona fissa nel centro storico cittadino:

  • Gli Asso di Picche, la prima nata nel 1947 e che tira in Piazza di Città
  • La Morte (1954) che tira anch’essa in Piazza di Città
  • Gli Scacchi (1964) che tirano in piazza Ottinetti
  • Gli Scorpioni d’Arduino (1966) sempre in piazza Ottinetti
  • I Tuchini del Borghetto (1964) sono i soli a tirare sulla riva destra della Dora Baltea.
  • La Pantera Nera (1966) in piazza del Rondolino
  • I Diavoli (1973) anche loro in piazza del Rondolino
  • Mercenari (1974) sempre in piazza del Rondolino
  • I Credendari (1985) che tirano in piazza Freguglia.

Moltissime informazioni con i relativi aggiornamenti, sono disponibili sul sito del Carnevale Storico di Ivrea

 

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